bordo pista: ridewill crit 15.04.2015

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ridewill crit 15.04.2015

A dieci giorni dalla prima Red Hook Criterium, che si terrà il 25 Aprile a New York,  il gruppo si ritrova ancora sul noto percorso del parco Lambro per la Ridewill Crit. Che fosse una gara sentita lo si capiva già dalle numerose adesioni pervenute prima dell’appuntamento ed infatti sulla linea di partenza si schierano una sessantina di corridori. Tutti i team italiani più blasonati si presentano per questa prova generale e all’appello non manca nessuno, fatta eccezione per il team di Iride che pare preferisca tener nascoste le proprie carte fino al tavolo finale. Ci sono i soliti noti: Cinelli Chrome (4), Oscar (5), Thoro (3), HBK (3), Brianza Squadra Corse (2), CCSC (2) e Ju Team (2). Al già nutrito gruppo si aggiungono la solida squadra di Back2Back (4) e i novizi di Ricky Bici da Canegrate (4). L’organizzazione, gestita dal sempre tranquillo Giorgio Vianini, evita di apportare modifiche al percorso tradizionale vista la grande affluenza di corridori, lo stesso Vianini dichiara: “Abbiamo in mente una variante che allungherebbe un po’ il percorso inserendo una bella serie di curve tecniche ma preferiamo esplorare questa opzione una volta che c’è un po’ meno gente”. In molti sono già oltre oceano con la testa e sfruttano quest’ultima occasione per apportare le modifiche di rifinitura. In questo senso hanno tanto da lavorare i ragazzi del team Cinelli Chrome, le nuove bici sono arrivate e il tempo per trovare il giusto feeling è poco. Alessandro Bruzza (50×14) usa già lo stesso setting che avrà per la gara di New York in termini di rapporto e componenti, una scelta forse azzardata per la serata (è uno dei corridori con lo sviluppo metrico maggiore assieme a Barone, superati solo da Gibbin che monta un mostruoso 51×14) ma di sicuro lungimirante.  Anche i componenti della squadra Back2Back sono già proiettati al primo grande appuntamento di stagione e si presentano con dei nuovi telai molto ben studiati e realizzati dal capitano Frank Martucci (48X14), all’interno della squadra il solo Antonioli (49×15) si presenta con la bici della passata stagione.  Per vedere gli altri team sul circuito RH invece dovremmo aspettare gli appuntamenti europei, infatti solo qualche singolo si recherà a NY a fine mese sperando nell’exploit solitario; altri invece si concentreranno sulle gare europee, soprattutto il circuito olandese, come ci preannuncia Fabio Angeli (48×14) dello Ju Team. Durante il riscaldamento abbiamo il piacere di scambiare due battute con Riccardo Volpe (49×15), decano dello scatto fisso italiano, ha sempre qualche buon consiglio per i nuovi arrivati: “bisogna scaldarsi senza stancarsi, partire calmi con una progressione piramidale per poi dare un ultimo colpetto che sturi gli iniettori”. Riusciamo anche a sentire il parere del sempre allegro Daniele Callegarin (49×14) del team Oscar che, interrogato sul suo mezzo, dichiara sorridente: “monto solo le more”, in effetti la bici è nera ma rimaniamo col dubbio che parlasse d’altro. Negli attimi che precedono la partenza Andrea Bonanni (49×15) della squadra CCSC confessa il suo obbiettivo di giornata: “non arrivare ultimo”, la modestia rimane una delle migliori qualità sul circuito. Ma il tempo per i convenevoli finisce e il giudice di gara Vetrello schiera gli atleti sulla linea di partenza. Fin dai primi giri si capisce che nessuno ha intenzione di lasciar spazio a nessun tipo di fuga. Il ritmo è serrato, sempre attorno ai 2:30/35, ci provano in diverse occasioni Bravini (49×14) del team Cinelli Chrome,  Martucci di Back2Back e Callegarin di Oscar, tutti ripresi. Al 10° giro abbiamo una ventina di corridori in testa con circa 50 secondi sul resto del gruppo e una dozzina di corridori già doppiati. Ormai è chiaro che il risultato sarà determinato da una volata finale. Da notare in questa prima metà di gara lo splendido recupero di Enrico Biganzoli (48×14) del team Iride che riesce a riprendere il gruppo di testa nonostante il discreto ritardo accumulato nei primi giri. Il ritmo sale sul finale, ne risulta uno sfilacciamento del gruppo di testa che però si fa riprendere dal primo gruppo degli inseguitori evidentemente più organizzato nei cambi. A conferma di ciò nel dopo gara più di un atleta sottolinea il lavoro fatto da Federico Tommasi (47×14) del team Brianza Squadra Corse che riesce ad dirigere il treno degli inseguitori per riportarsi sotto i primi. All’ultimo giro ci provano Callegarin e Martucci che vengono però riassorbiti nel secondo rettilineo, a questo punto il sospetto diventa certezza e sul traguardo ci si prepara al foto finish. Il giudice di gara Vetrello si sgola per sgombrare il rettilineo mentre i fotografi si allineano sulla linea di arrivo. Il team Oscar sembra il più lucido in queste concitate fasi finali e prova a lanciare la volata per Roberto Barone (50×14) che prende la testa all’inizio del rettilineo finale, lo spunto è ottimo ma il rapporto è forse troppo lungo così, ad una cinquantina di metri dal traguardo, viene ripreso da Fabio Scarazziti (48×14) di Back2Back che riesce a superarlo e tagliare il traguardo a braccia alzate. Seguono: Scerbo (48×14 Thoro) che batte in volata Biganzoli (Iride), Bravini (Cinelli Chrome),  Fognini (Oscar),  Borroni (HBK), Gibbin e il resto del gruppo. L’ultimo giro è stato compiuto in un tempo record di 2:21 con una media di 46 km/h. Scarazziti, radioso per la vittoria, dichiara: “li ho visti partire (Fognini e Barone) già all’ultima curva, mi sono buttato dietro e ho faticato per riprenderli ma una volta agganciati ero più veloce e sono riuscito a mettere la mia ruota davanti a quella di Roberto”. Contento anche Biganzoli che si presentava a questo appuntamento con una bici di riserva essendo in attesa del nuovo telaio Iride Betulla che verrà presentato nei prossimi giorni,  rammarico da parte nostra sapere che non sarà all’appuntamento di New York “dopo la caduta di Barcellona (clavicola rotta) ho bisogno un po’ di tempo per riprendere confidenza con la Red Hook”, peccato. A bocca asciutta, se così si può dire, il team Cinelli Chrome, che vede Bravini quinto come miglior classificato. Probabile che ci sia ancora da affinare l’affiatamento col nuovo telaio, lo stesso Bravini dichiara “l’avvento della serie sterzo conica è stato un bel cambiamento, la bici risulta più difficile da mettere in traiettoria, ma quando la curva è impostata non la muovi più”, insomma si intravedono ampi margini di miglioramento. Anche Giovanni Luigi Bocchi (48×14) sfrutta l’occasione per testare i componenti e non si rammarica del risultato finale che lo vede fuori dai primi dieci “sono passato ad un manubrio in alluminio rispetto al precedente in carbonio, questo cambiamento, insieme al nuovo telaio, mi permette di scaricare molto meglio la potenza a terra dandomi un miglior controllo” ma i ben informati dicono che, oltre ai nuovi materiali, ci sia anche una nuova fiamma a tenere impegnati i pensieri del fuoriclasse di Parma. Beata gioventù. Ora non resta che da vedere quanto queste prove meneghine serviranno ai fortunati in partenza per New York.

Testo: G.G.

Foto: Naoto

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